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jueves, 26 de febrero de 2015

Le posate, la pasta e le forchette

Cucchiaio, forchetta e coltello, sono strumenti divenuti ormai quotidiani per noi, degli amici con cui condividere i nostri pasti. Sono utensili di cui il galateo parla estesamente, e di cui esiste addirittura un linguaggio non verbale di comunicazione ai camerieri.

Ecco alcuni segnali per indicare quel che volete dire:




1) Se le posate sono in posizione parallela orizzontale, significa: Complimentoni! Il piatto era davvero buono, sei dentro la cucina di Masterchef!

2) Due posate che formano un angolo acuto significa che, nonostante il piatto vi piaccia un sacco, non riuscite ad andare avanti...per il momento! Facciamo una piccola pausa, e poi torneremo famelici come prima!

3) Ahi ahi! Quando due posate si trovano ad angolo acuto l'una rispetto all'altro ma con la lama del coltello tra i rebbi della forchetta...tremate! Potreste perdere la vostra terza stella Michelin! Questo segnale, infatti, da usare con parsimonia, significa che non abbiamo capito il piatto, che non è realizzato bene o che semplicemente non ci piace. Amen, amici come prima!

4) Due posate in posizione perpendicolare l'una rispetto all'altra con la forchetta in posizione verticale e il coltello in posizione orizzontale significa che diamo il via libera al cameriere a portarci altra pappa. Possiamo usare questa posizione delle forchette anche dopo la posizione 2, ad indicare che adesso siamo pronti a riprendere la nostra sfida corpo a corpo con il cibo!

5) Posizione universale, due posate disposte in maniera parallela e verticale significa che siamo pieni, abbiamo finito il nostro pasto. Portate pure il conto agli amici che sono con noi, pagheranno loro infatti ehehe!

Fin qui abbiamo visto l'utilizzo delle posate oggi, ma qual è la loro storia?

La storia della forchetta e degli spaghetti.

Se il cucchiaio e il coltello ricalcano esattamente le forme per cui sono nate, per la forchetta la storia è andata un po' diversamente. Pensateci, il coltello ed il cucchiaio sono presenti in tutte le culture, mentre la forchetta no: ad esempio in molti paesi orientali si utilizzano i bastoncini.
La forchetta è una invenzione romana,  ma anche questo strumento venne dimenticato ai tempi della caduta dell'impero. Rimasero invece in utilizzo nell'Impero Romano d'Oriente, cioè a Costantinopoli, oggi Istanbul, e da lì le forchette vennero reintrodotte in Europa occidentale dopo l'anno Mille attraverso la "porta d'Oriente": Venezia.


"I maccheronari", la primissima foto di Streetfood della storia. Immagine di Carlo Brogi (1850-1912) 

Si narra che dapprima le forchette vennero fortemente criticate da parte della Chiesa, tale strumento infatti era troppo simile al forcone, simbolo demoniaco! Dalla Serenissima poi le forchette vennero reintrodotte in tutta Europa. Nel XIV secolo, nel Regno di Napoli, si consigliava l'utilizzo di un punteruolo di legno per potere più comodamente mangiare un tipo di piatto appena inventato: la pasta! Dalla corte fiorentina, attraverso Caterina de' Medici, le forchette arrivarono dapprima in Francia e poi nel resto d'Europa. Carlo V ne aveva addirittura una collezione, mentre si vocifera che Luigi XIV, il Re Sole, nonostante ne avesse una vasta collezione,  non tollerasse l'utilizzo delle posate: preferiva le mani, ce lo immaginiamo come Obelix!


"miseria e nobiltà" del grandissimo Totò. Qui si vede il modo
tradizionale di mangiare la pasta all'inizio del 1800.

Nei conventi, pensate un po', la forchetta era addirittura bandita, e lo è stata almeno fino all'anno 1700!

Ma bisogna aspettare l'inizio del 1800 per assistere alla nascita della forchetta moderna, con quattro rebbi. Già, perchè proprio quattro? La risposta sta negli spaghetti! Ehi, tranquilli, non siamo diventati Pastafariani, anche se ne apprezziamo moltissimo il messaggio ironico.


La risposta a tutto non è 42, ma si trova negli Spaghetti!

Dicevamo che il motivo dei quattro rebbi delle forchette sta negli spaghetti. Si dice infatti che Ferdinando II di Napoli, andasse ghiotto per la specialità napoletana per eccellenza: gli spaghetti. In quel tempo, però, gli spaghetti si consumavano con le mani, e mancava dunque un utensile idoneo per presentare questa delizia nei pasti ufficiali. La forchetta a tre rebbi, infatti, è inutilizzabile per arrotolare questa delizia: provateci anche voi a casa, non si riesce proprio!


Il luogo del delitto, la gigantesca reggia di Caserta.
Il re Ferdinando di Borbone, dalla reggia di Caserta, diede allora l'incarico a un tale Gennaro Spadaccini di inventarsi qualcosa. Il buon Gennaro tornò con la soluzione: una forchetta con quattro rebbi più corti, perfetta per potere arrotolare i regali spaghetti di sua Maestà. L'invenzione corse rapidissima in tutte le corti d'Europa, e venne in seguito anche anche adottata dalle classi sociali più povere.

Ebbene, ogni volta che la utilizzate ringraziate Gennaro Spadaccini e quel ghiottone di Re Ferdinando! E' grazie a loro che la forchetta è così com'è!

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miércoles, 18 de febrero de 2015

Le Graffe Napoletane, un dolce per il Carnevale



Le Graffe sono un dolce napoletano tipico di Carnevale, che deriva la sua ricetta dai Krapfen, un dolce tondeggiante molto comune nell'Europa Centrale (Germania meridionale, Austria ed Italia del nord) che secondo la leggenda fu inventato dalla pasticcera viennese Cecilia Krapf alla fine del Seicento. Noti anche come Berliner in Germania o Bombolone in Italia, è uno degli streetfood dolci più amati e diffusi. Il nome, Krapfen, potrebbe però anche dipendere dal tedesco antico Krafo, che significa "artiglio" o "gancio", a suggerire forse che inizialmente anche i Krapfen assumevano una forma allungata anzichè tondeggiante.

Questo spiegherebbe la sua evoluzione: in lingua gotica sarebbe evoluto fino ad assumere il nome di Krappa e si sarebbe rigonfiato, assumendo la forma degli attuali Krapfen, mentre invece nel napoletano avrebbe assunto il nome di Graffa e la forma allungata originale sarebbe stata richiusa in una forma a ciambella, come nelle Graffe attuali.
Per il nord Italia l'arrivo dei Krapfen è abbastanza naturale: sono stati portati dagli Austriaci che al tempo dominavano quasi incontrastati per gran parte del nord Italia. Ancora oggi, ad esempio, nelle zone italiane di lingua tedesca come il Sudtirolo-Alto Adige (si, proprio quello della mela Marlene!) questi dolci sono chiamati Faschingkrapfen, ovvero Krapfen di Carnevale, sottolineando una loro relazione con il Carnevale, cos¡ come accade per le Graffe Napoletane.

Già, perchè anche le Graffe napoletane, possiamo azzardarre, hanno la loro origine nel dominio austriaco, in particolar modo nel famoso Trattato di Utrecht, che portò gli Asburgo d'Austria ad avere il dominio sul territorio napoletano fino al 1734. L'origine della Graffa moderna, intesa come Krapfen realizzato con le patate, viene generalmente fatta risalire attorno agli anni Trenta del 1800, poco dopo la nascita delle altrettanto deliziose Zeppole di San Giuseppe, consumate per la Festa del papà, recensite per la prima volta nel 1837 nel libro riferimento della storia della pasticceria napoletana; la "Cucina Teorico-Pratica" di Ippolito Cavalcanti. Oggi le Graffe vengono consumate anche in Sicilia con ricotta di pecora dolce e gocce di cioccolato, mentre i Bomboloni, tipici del centro-nord Italia hanno un ripieno di crema pasticcera al posto della marmellata. Ma veniamo alla nostra deliziosa ricetta delle Graffe Napoletane!



Ricetta:

Ingredienti: (Per circa 20 graffe)


- 500 g. di farina
- 250 g. di patate
- 50 g. di zucchero
- 50 g. di burro
- 3 uova
- un pizzico di sale
- Scorza di limone al gusto
- 25 g. di lievito di birra (un cubetto)
- 70 g. di latte tiepido
- Olio per friggere



Preparazione:

1- Bollire le patate che abbiamo in precedenza pelato e mettere il tutto da parte.


2- In una ciotola, battiamo le uova ed aggiungiamo burro a temperatura ambiente, lo zucchero, il sale, la scorza di limone ed il latte, in cui avremo in precedenza disciolto il lievito. Mescoliamo bene il tutto con l'aiuto di una forchetta o di una frusta da cucina. In seguito aggiungeremo le patate schiacciate e per ultimo aggiungiamo alla nostra ciotola la farina. Mescoliamo per bene il tutto finchè non avremo ottenuto una palla di massa ben uniforme (di solito è parecchio morbida come consistenza), e la lasciamo riposare per circa 30 minuti coperta da un panno da cucina.

3- Passato questo tempo, iniziamo a formare le nostre graffe. Puoi farlo prendendo dei pezzi di massa e facendo una sorta di cilindro che poi richiuderai in una sorta di ciambella, oppure potrai anche creando delle piccole pallette e poi introducendo al centro un dito per aprire un buco della forma desiderata nella ciambella. Una volta formate le graffe le disporremo sopra della carta da forno oppure sul tavolo da lavoro della nostra cucina, procurando prima di cospargere la superficie con farina per evitare che si attacchino. Copriamo il tutto e lasciamo che le graffe riposino per circa una ora.

4- Mettiamo una padella fonda con olio abbondante a riscaldarsi. Tenete ben presente che le graffe devono nuotare nell'olio, non toccarne il fondo. una volta che l'olio è ben caldo, con l'aiuto di una spatola da cucina introduciamo le graffe nella padella, poco a poco.Avranno bisogno solo di un po' di minuti per ognuno dei due lati, finchè non le vedremo dorate (questo va un po' al gusto di ognuno di noi). Estraiamo dunque le graffe dall'olio bollente e le lasciamo asciugarsi un po' sopra della carta assorbente e le spolvereremo con dello zucchero. Pronti? Via! A mangiarsele tutte!

Puoi mangiarle anche da un giorno all'altro, ma ti avvertiamo che perderanno un po' della loro tipica consistenza data dalla patata, che crea un interno davvero molto soffice e delizioso! Raccomandiamo di mangiarle appena fatte, a noi almeno piacciono così, perchè in questo modo non avrai bisogno davvero di nessun ripieno: son già deliziose così come sono!



Speriamo che vi possiate godere quel che resta del Carnevale alla grande...e se lo farete con le graffe...beh...meglio ancora! Buon appetito!

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martes, 27 de enero de 2015

Parmigiana di Melanzane


La Parmigiana di Melanzane è un piatto molto popolare e conosciuto della cucina del Sud Italia. E sicuramente diventerà un classico anche a casa vostra quando la proverete!



Molti ne rivendicano la paternità, ma dato che è registrato tra i prodotti della gastronomia siciliana, anche noi propenderemo per questa ipotesi. In effetti, anche la cucina Napoletana ne rivendica l'attribuzione. Si potrebbe dire, parafrasando le parole di Luciano de Crescenzo, che la Melanzana ed il Pomodoro si erano dati un appuntamento in Sicilia. Nessuno dei due prodotti, oggi così mediterranei, è in effetti originario della zona: le melanzane sono arrivate per prima, possiamo anche azzardare quando, l'anno 827, ovvero all'indomani dell'arrivo dei primi conquistadores arabi, sicuramente qualche cuoco si portò con sè delle melanzane, alimento allora molto diffuso nel Mediterraneo meridionale ed orientale.

Le melanzane in Sicilia crescevano che era un piacere, avevano trovato una seconda casa al di là dello Stretto. Le melanzane però si sentivano sole. Colombo aveva appena scoperto le Americhe. Ed ecco puntuali che arrivano i Pomodori, che giunsero in Europa dopo il 1500 come curiosa pianta ornamentale, portati da Hernan Cortez. Qualcuno temeva addiritura che fossero velenosi. Un genio.

La signorina Melanzana arrivò in Sicilia per turismo e decise di viverci.


Dopo lo scalo di Madrid (immaginiamo il casino nel Terminal T4 di Barajas!), i pomodori arrivarono poi nella vicina Sicilia, al di là dello stretto di Messina. Qui scoppiò l'ammore. Fin da subito si piacquero, ma ci vollero ancora alcuni anni prima di vederli composti sotto forma di Parmigiana. Dapprima, dal 1700 circa, li vediamo ancora come caponata, una meravigliosa ricetta che vedremo in un altra occasione.

L'incontro tra il Sig. Pomodoro e la signorina Melanzanza

La Parmigiana di Melanzane viene citata (senza citarne peraltro il nome) per la prima volta in un libro di cucina nel 1778, nel libro di ricette "Il cuoco elegante" di Vincenzo Corrado, un cuoco napoletano che era una autentica celebrità contesa tra le famiglie più ricche della città. Sempre a Napoli, ormai capitale del Regno delle Due Sicilie, viene pubblicata nel 1839 l'opera di Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino, dal titolo "Cucina Teorico-Pratica" al cui interno ritroviamo una ricetta in tutto e per tutto simile all'attuale Parmigiana: prescrive infatti di disporre melanzane fritte a strati alternandole a formaggio e pomodoro.

La Parmigiana di Melanzane


La questione del nome è molto complessa, invece. Anche se sembrerebbe ovvio abbinarla alla città di Parma, in cui era tradizione cucinare piatti di verdure a numerosi strati, parrebbe che la risposta sia da cercare altrove. In siciliano, infatti, la parola "parmiciana" significherebbe le barre di legno della persiana, come ad indicare una struttura a strati sovrapposti come appunto avviene nella parmigiana (o parmiciana) di melanzane. Alcuni importanti giornalisti gastronomici, come Luciano Pignataro, propendono su basi etimologiche per l'ipotesi di "melanzane cucinate alla maniera di Parma". Di certo, non dipende dal formaggio Parmigiano Reggiano, anche se nelle varianti moderne di questa ricetta viene utilizzato per gratinare il piatto.
Di fatto, nelle ricette campane e siciliane si utilizzano il pecorino o il caciocavallo.



Pero adesso basta con le storie, abbiamo fame! Ecco la ricetta, semplice e deliziosa:

Ricetta:

Ingredienti: (la quantità degli ingredienti ovviamente dipende dalle vostre preferenze, comunque partendo da tre melanzane per quattro persone circa, adattate poi voi le quantità secondo l'occasione)

- 3 Melanzane medie
- 300- 500 g. di sugo di pomodori (preferibilmente fatta in casa)
- Pane grattugiato
- Farina
- 2 o 3 uova
- 100 g. circa di formaggio Parmigiano Reggiano
- Olio 
- Basilico
- 2 Mozzarelle

Preparazione:

1- Peliamo le melanzane (affinchè la pelle non renda amaro il nostro piatto), le laviamo e le tagliamo in fettine (di circa un dito di spessore), le collochiamo in un colino e le saliamo. Lasceremo che le melanzane "sudino" affinchè possano perdere acqua per circa un'ora. Dopo questo tempo laviamo le fettine, le secchiamo e le impaniamo.






2- Per impanare le nostre melanzane, passeremo le fettine di melanzana per la farina, poi per l'uovo sbattuto e poi ancora per il pan grattugiato. Le friggeremo in olio bollente finchè non le vedremo dorate da entrambi i lati e lasceremo che si secchino dell'olio in eccesso sopra della carta da cucina.


Farina, uova e pan grattato


3- In un vassoio adatto per il forno metteremo le fettine di melanzana fritta sul fondo, poi aggiungeremo del sugo di pomodoro (nel nostro caso è fatta in casa e leggermente speziata con aglio e pepe), poi sopra metteremo delle fettine o dei pezzettini di mozzarella al gusto, foglie di basilico e metteremo un altro strato di fettine di melanzana fritte. Continueremo ad aggiungere strati fino all'esaurimento dei nostri ingredienti, seguendo l'ordine, esattamente come se si trattasse di una lasagna.

4- L'ultimo strato sarà composto da sugo di pomodoro, da mozzarella e Parmigiano Reggiano grattugiato. Mettiamo il vassoio in forno preriscaldato durante circa 25-30 minuti a 180ºC. Di solito si dice che la Parmigiana si lascia in forno finchè non si "asciuga", o finchè non si raddensa un po' la salsa.




E' un piatto davvero delizioso che si serve appena fatto, ma anche freddo ha davvero il suo perchè!

P.S.: Possiamo anche fare una versione più leggera grigliando le melanzane al posto che impanarle e friggere, oppure potremmo anche solo friggerle facendole passare per l'uovo sbattuto, oppure ancora impanandole solo con la farina e senza pane...insomma, scegliete voi come preferite cucinarle, l'importante è che proviate questa ricetta, è una delle nostre preferite!


Ok forse non è fotogenico...ma con un sapore così tutto passa in secondo piano!

Buon Appetito!
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domingo, 21 de septiembre de 2014

Dall'insalata caprese al Futurismo

Anche se il calendario ci dice che l'arrivo dell'autunno è ormai imminente, nessuno ci può impedire di prolungare un po' la bella stagione nelle nostre cucine, e per questo motivo oggi vi proponiamo un classico della cucina italiana estiva (e non solo!), la Caprese!



L'insalata caprese è una fresca insalata dal sapore inconfondibilmente mediterraneo, una insalata semplice e geniale, che si basa su un lemma essenziale della cucina italiana: un piatto è un buon piatto quando non è possibile aggiungere o sottrarre un ingrediente senza che l'equilibrio complessivo non ne sia alterato. Insomma, pochi ingredienti, ma calcolati alla perfezione. Si dice che nulla è più difficile da conseguire che la semplicità, e noi ne siamo assolutamente d'accordo. Le cose semplici ci risultano ovvie, ma sono impossibili da migliorare ulteriormente, semplicemente geniali.




La storia della insalata caprese è incerta, non se ne conoscono bene le origini. Quello che è certo è che si trova per la prima volta citata in un menù di una cosiddetta "cena futurista", ossia una cena aderente ai dettami della corrente artistica futurista, organizzata negli anni Venti all'hotel Quisisana di Capri. Le cene futuriste, è interessante precisarlo, venivano organizzate secondo i dogmi del "Manifesto della cucina futurista", il programma per la completa riforma della cucina italiana elaborato dal poeta Filippo Tommaso Marinetti.





 Il futurismo, una corrente artistica che ha realizzato importanti risultati artistici*, in particolare si dichiarava contrario alla pastasciutta, e ne richiedeva la totale abolizione in favore di piatti moderni, aerodinamici, fluidi, moderni e concentrati. "Bocconi simultaneisti e cangianti", afferma il Marinetti: in pratica, negli anni Venti i Futuristi erano già arrivati alla cucina molecolare e al Bulli di Fernà Adrià! In particolare ai Futuristi interessavano i colori freschi e leggeri, adatti secondo loro ad una vita moderna. E i colori della bandiera italiana rappresentati nel piatto erano un importante vantaggio di questo piatto per la nazionalista cultura italiana degli anni Venti.




Senza dubbio esistono altre versioni della nascita della deliziosa caprese. Ad esempio, si dice che nel secondo dopoguerra un muratore che lavorava nell'incantevole isola napoletana amava rappresentare il tricolore nei panini che si portava al lavoro, e la sua invenzione ebbe così tanto successo che fu imitata dai ristoratori dell'isola, e poi la lussuosa clientela internazionale degli hotel portò la Caprese ad avere il meritato successo internazionale di cui oggi gode. Ad esempio, negli anni Cinquanta, il re Farouk si dice che andasse ghiotto di un panino ripieno di mozzarella, pomodoro e basilico.

Ma non distraiamoci oltre, ecco la ricetta, non potrebbe essere più facile!

Ingredienti:

- Pomodoro
- Mozzarella di bufala fresca
- Basilico

A noi piace la Caprese fatta con la mozzarella di Bufala, ma pare che la versione originale della Caprese si faccia con la normale mozzarella fresca. Inoltre, la versione originale non avrebbe neppure l'olio d'oliva, ma come facciamo a rinunciare a mettere il condimento più buono del mondo? Ovviamente potete metterci il vostro tocco, ad esempio utilizzando le olive nere greche, deliziose! Oppure tipi diversi di pomodoro oppure ancora condita con l'aceto balsamico di Modena...seguite il vostro gusto e il vostro istinto culinario!

Preparazione:

Per la versione classica della Caprese non dovrete fare altro che tagliare in fettine il vostro pomodoro e la mozzarella e disporle su di un piatto alternando una fettina di mozzarella con una fettina di pomodoro e così via...e aggiungere basilico al gusto.

Inoltre, potrete fare la vostra Caprese in mille maniere diverse, usate l'immaginazione! Qui sotto vi proponiamo alcune idee, come ad esempio tramezzini di Caprese, spiedini di Caprese, Caprese alla Hasselback, panino con Caprese e così via!

 



Buon Appetito!
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Nota:
 

Per chi è interessato alla corrente artistica del Futurismo, continuate a leggere hehe! (Sappiamo che questo è un blog di cucina, ma che ci volete fare? Siamo decisamente appassionati d'arte e ci risulta molto difficile contenerci e non perderci via con questi argomenti ahaha! Pertanto, per chi è interessato...il post continua!)

Giacomo Balla, "La costellazione del Genio", 1918, Museo del 900
, Milano

E' forse opportuno precisare alcune cose sul Futurismo, che è stata per molti versi la prima corrente artistica apertamente antitradizionale d'Europa. All'inizio degli anni Venti risultò evidente che la cultura tradizionale europea era ormai anacronistica, ed un gruppo di artisti decise di sferrare un attacco frontale ad ogni traccia di tradizione all'interno della cultura popolare. Nascono così le meravigliose opere pittoriche di grandi artisti come Giacomo Balla o le grandiose sculture di Umberto Boccioni, opere che possiamo vedere rappresentate nelle nostre tasche ad esempio nei 20 centesimi di Euro italiani. Sappiate in quel caso che avete in tasca una moneta futurista. Per molti si tratta dell'ultima grande corrente artistica nata in Italia, dopo ci sarà spazio solo per Picasso e i manieristi del picassismo. Molte opere Futuriste le possiamo osservare oggi nel Museo del Novecento di Milano, la città che ha visto nascere e svilupparsi questo movimento che è stato così determinante, nel bene e nel male, nel corso dell'estetica e della cultura popolare del Novecento.





Umberto Boccioni, "Forme uniche della continuità nello spazio", 1913, Museo del 900, Milano




Buona fine estate e buon inizio d'autunno, anche se con questo tempo pazzo non si sa mai che stagione aspettarsi! 


Salutoni! ;)
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viernes, 21 de marzo de 2014

Pizza! Storia e ricetta

Benvenuta primavera! Per celebrare questo lieto evento vi portiamo la ricetta del piatto
forse più famoso nel Mondo della cucina italiana, la Pizza!




Anche se è piuttosto nota la leggenda a proposito della nascita della pizza moderna, numerose ed affascinanti sono le sue radici antiche. La prima pizza nel senso odierno del termine fu la Pizza Margherita, inventata si dice nel 1889 per mano di un cuoco, tal Esposito, che preparò questa delizia in occasione della visita ufficiale della Regina Margherita di Savoia nella bella città di Napoli. In onore della regina fu quindi realizzata una pizza con i colori della bandiera: rosso pomodoro, bianco per la mozzarella e verde per il basilico.


La parola "pizza" si utilizzò per descrivere un tipo di pane a partire dall'anno 997 dopo Cristo, cioè più di mille anni fa. Si trovò infatti un documento in italiano volgare risalente a quella data nella città di Gaeta, tra Roma e Napoli.

La parola "pizza" inizia poi a prendere il significato di un pane schiacciato e tondo a partire dal Rinascimento. Ad esempio, interessanti documenti sono stati trovati a Napoli a partire dal XVI secolo. 
Ovviamente, prima della scoperta dell'America da parte del genovese Cristoforo Colombo, la pizza si realizzava senza la deliziosa salsa di pomodoro, oggi essenziale nelle pizze rosse. Fu infatti a partire dal XVII secolo che la pizza smette di essere pallida e acquista l'allegro colore rosso che oggi la definisce, dando così luogo a uno dei matrimoni gastronomici di maggior successo della storia.
Ma forse l'autentica pizza moderna non nasce con il cuoco Esposito nel 1889, dato che esistono dei ricettari del 1830 in cui si definisce in maniera abbastanza precisa la pizza come noi la intendiamo oggi.



Ad esempio, Alexandre Dumas padre, il celebre scrittore dei Quattro Moschettieri, era uno dei tanti francesi innamorati del fascino della città partenopea, e in uno dei suoi viaggi all'ombra del Vesuvio descrisse in maniera entusiasta la grande varietà nei condimenti della pizza anni prima dell'arrivo della regina Margherita. Ancora nel 1866, in un libro di Francesco de Bouchard, vengono definite addirittura le principali varietà delle pizze, cioè la pizza marinara, il calzone e la pizza margherita!



Ma quel che ci sembra strano è soprattutto pensare che ci sia stato una epoca in cui qualcosa di così delizioso e naturale come la pizza...non fosse ancora stato inventato! Oggi come oggi esistono innumerevoli varianti della pizza oltre alla pizza verace napoletana DOC, per esempio sono assolutamente degne di menzione la pizza genovese, la pizza romana e il celeberrimo "sfinciune", o la pizza siciliana, anzi palermitana. Scommettiamo che quest'ultimo diventerà il prossimo "finger food" alla moda?

Per difendere l'autenticità del prodotto è oggi stato istituito un marchio di tutela, affinchè non sia confuso il termine "pizza verace" con le orribili pizze surgelate, che hanno più a che fare con l'orribile fast food che con il movimento Slow Food, di cui la pizza autentica è fiera campionessa.

La pizza napoletana è protetta da un marchio di qualità italiana a partire dal 1984 e protetta dall'Unione Europea a partire dal 2010. Non lasciatevi ingannare e scegliete dunque sempre l'originale!



Bene, bando alle ciance e vediamo come fare una pizza da leccarsi i baffi!


A casa nostra consumiamo spesso pizza e nel corso degli anni e dei viaggi in lungo e in largo nel Belpaese abbiamo provato molte ricette di pizza differenti, molti tipi di massa, molti trucchetti...insomma, diciamo che abbiamo un lungo elenco di diverse pizze che condivideremo con voi post dopo post.



Oggi vi proponiamo questo tipo di massa che si fa molto rapidamente, e vi permetterà di raggiungere risultati ottimi se vi piacciono le pizze sottili e croccanti. In linea di massima faccio queste ricette un pelino a occhio, ma oggi per voi ho pesato e misurato diligentemente tutti gli ingredienti per facilitarvi il lavoro.


Ecco la ricetta!

Ingredienti:

-Per l'impasto:
Il lievito disidratato Paneangeli

  • 460 g. di farina di frumento ( 4 cup aprox.)
  • 10 g di sale fino o due cucchiai ( 2 tsp)
  • 5 g. di zucchero o un cucchiaio ( 1tsp)
  • 30 g. di olio d'oliva310 g. d'acqua
  • 1 bustina di lievito disidratato

-Per il condimento abbiamo usato:

  • Mozzarella speciale per pizze,  o la classica "filante"
  • Mozzarella fresca
  • Sugo di pomodoro speziato* (vedi in fondo all'articolo)
  • Tonno
  • Cipolla
  • Funghetti champignon freschi
  • Gorgonzola
  • Origano

Procedimento:


-In una ciottola introduciamo acqua e la riscaldiamo leggermente, possiamo farlo anche in un microonde, qualche secondo basterà. Una volta riscaldata l'acqua, apriamo la bustina di lievito e gettiamo il contenuto nella bacinella e lasciamo che il lievito si attivi per circa 3 minuti. Io di solito utilizzo il lievito Paneangeli.
Il lievito mentre si attiva
- In un altra bacinella, mettiamo il resto degli ingredienti e alla fine mettiamo l'acqua con il lievito già attivo. Mescoliamo il tutto e ammassiamo. Questo passo lo possiamo fare anche con una KitchenAid (velocità 2) o con un Bimby (velocità Spiga per 10 minuti circa). Se lo fai a mano, continua ad ammassare finchè non avrai una massa liscia ed uniforme. Ricorda che tanto più ammasserai meglio verrà la tua pizza!



Ammassando
-Una volta ottenuta la massa, poniamola sopra una superficie spolverata di farina, facciamo una palla grandicella e poi dividiamola a metà, o in tante parti quanto sono le pizze che vorrete ottenere. Con le quantità indicate otterrete circa 3 pizze normali, oppure una pizza grande quanto una teglia da forno e una pizza media.

-Lasciamo che le palline di massa riposino, l'ideale sarebbe introdurre le palline di massa dentro una ciotola oliata, e nel frattempo oliamo anche la superficie della massa per evitare che si crei una crosta. Basterà poco olio in questo passo. Ora porremo sopra la bacinella un po' di pellicola alimentare per isolare il contenuto e lasciarlo crescere. Possiamo lasciarla riposare per tutto il tempo che desideriamo, ma l'ideale sarebbe almeno un'oretta o meglio due. Se a casa tua c'è un luogo caldo puoi mettere la ciotola lì. In estate se fa caldo il tempo di crescita della massa sarà più rapido. Si può anche metterla ad esempio in un forno spento. Le nostre sfere di massa cresceranno, ma non aspettarti che fuoriescano dalla ciotola, non crescono poi così tanto.




- Una volta trascorso il tempo di riposo, mettiamo una delle palline in una superficie infarinata.

Gira la ciottola e la massa cadrà per il suo proprio peso, così che la parte sopra della palla sarà la base della nostra pizza. Il mio trucchettino è di utilizzare in questo passo non farina comune ma farina della marca P.A.N. o farina di mais, in modo che la massa non resti troppo umida e anzi abbia anche un tocchettino tostato. Tenete presente che questo tipo di massa non si può tornare ad ammassare una volta lievitata...tu estraila dalla ciotola e inizia a stirarla con le mani, e poi gira piano piano la massa come se fosse un volante allargandola sempre di più tutt'intorno. A me questo piccolo trucco funziona più che bene, provatelo anche voi e ditemi! Questa massa si stira in maniera molto facile e rapida, ma attenzione perchè la massa diventerà finissima in un attimo, e per giunta senza mattarello...tutto con le mani!
Empezando a estirar la masa
                   

-  Il condimento che porremo alla nostra pizza è ovviamente questione di gusti, ma all'essere una massa particolarmente fine non metterei troppe cose, per evitare il rischio che possa rompersi o che possa impiegare più tempo a cuocersi al centro. In ogni caso se vogliamo mettere molti ingredienti possiamo anche fare così: dapprima metteremo in forno la massa con la base composta da salsa di pomodoro e mozzarella, e poi aprire il forno e aggiungere gli ingredienti che preferiamo, in questo modo la base avrà una buona tenuta anche con un sacco di ingredienti sopra!
Gli ingredienti

Ad esempio, in questo caso abbiamo scelto di fare la pizza con Tonno, funghetti champignon e cipolla, con tocchi di Gorgonzola e ovviamente la mitica mozzarella, che pizza sarebbe senza? Ho disposto tutti gli ingredienti dall'inizio tranne i funghetti champignon, che all'essere freschi avrebbero potuto cuocersi troppo, e allora ho deciso di aggiungerli negli ultimi 10 minuti di cottura. L'ordine per gli ingredienti basici è sempre lo stesso, prima la salsa di pomodoro, poi la mozzarella e in seguito il resto. Nel mio caso ho messo sia mozzarella filante che mozzarella fiordilatte. Mi piace molto la mozzarella he he!

La mozzarella fresca e il Gorgonzola conservato sott'olio


- Preriscaldiamo il forno a 180° senza ventola e in 25 minuti circa avremo la nostra pizza croccante, finissima e deliziosa! Attenzione alla cottura, ogni forno è un mondo a parte e con il vostro forno magari la pizza potrebbe essere pronta prima...a mangiare!

la pizza come dev'essere: fine e croccante!



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* Salsa di pomodoro speziata:


A volte alle mie pizze mi piace dare un tocco di sapore con la salsa speziata casalinga. Si fa aggiungendo alla salsa di pomodoro un po' di aglio in polvere (attenti a non usare l'aglio fresco, perchè l'aglio fresco cotto al forno prende un sapore un po' troppo forte), origano, peperoncino nero e sale. Rigiriamo la salsa e la mettiamo come base delle nostre pizze. Vedrete che avrà un tocco ancora più speciale! ;)

Nota: Il formaggio Gorgonzola possiamo conservarlo per un bel po' di tempo in frigo se lo tagliamo a dadini e lo ricopriamo di olio d'oliva come se fosse sott'olio. In questo modo lo avremo pronto per ogni nostra invenzione!






Un salutone e...buona pizza a tutti!!!


Angie

Il nostro Bowl ha imparato a fare la pizza dai maestri