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lunes, 23 de marzo de 2015

La storia e la ricetta della Pastiera Napoletana

E così siamo arrivati anche a Pasqua! E' sbocciata la Primavera! E con essa, anche delle belle novità: vi annunciamo infatti che partecipiamo alla bellissima rivista Blogirls 2.0 Magazine, tutta dedicata alla primavera! La rivista è in spagnolo, ma è godibilissima anche per il pubblico italiano...non perdetevela! Ma veniamo alla ricetta di oggi (di cui parliamo anche nella rivista): si tratta di un tipicissimo dolce pasquale della zona di Napoli: la pastiera!



Si potrebbe dire Neapolis sive Pastiera: Napoli, ovvero Pastiera. La pastiera e la città del Vesuvio infatti vuole la leggenda che siano nate insieme, ad opera delle stesse mani. Per la precisione, non mani esattamente umane, ma piuttosto mani di sirena: stiamo parlando infatti della sirena Partenope, che avrebbe fondato Napoli. 

Secondo la leggenda, Partenope sarebbe stata una delle sirene che nell'Odissea avrebbe cercato di incantare Ulisse con la sua voce, ma avendo fallito nel suo compito, si sarebbe gettata dagli scogli. Trascinata dal mare, sarebbe poi giunta nell'isolotto di Megaride, nell'odierna Napoli, dove oggi si trova il Castel dell'Ovo. Qui la sirena si sarebbe ripresa grazie alle cure degli abitanti del piccolo villaggio di pescatori locali. La sirena Partenope divenne allora la protettrice del villaggio e gli abitanti la iniziarono a Venerare come una divinità. Le mogli dei pescatori locali, per invocare protezione nei confronti dei loro mariti marinai, un lontano giorno di Primavera decisero di omaggiare la Sirena con dei doni della loro terra.

 Furono scelte sette giovani donne per consegnare a Partenope dei doni simbolici: la farina (simbolo di ricchezza), la ricotta (simbolo di abbondanza), le uova (simbolo della fertilità), il grano cotto nel latte (fusione panteistica tra il regno animale e quello vegetale), i fiori d'arancio (il profumo della terra campana), le spezie (simbolo dei popoli lontani) ed il miele (oggi sostituito dallo zucchero, simbolo della dolcezza del canto di Partenope). Questi ingredienti, simbolo della primavera, vennero mescolati dalle sapienti mani della sirena e la mattina dopo le donne trovarono al posto delle ceste degli ingredienti un dolce in cui tali sapori erano mescolati in maniera unica: era così nata la Pastiera, simbolo di Napoli ed al tempo stesso della Primavera.



Non sappiamo quanto sia autentica la leggenda, ma di sicuro la pastiera è molto antica, sembrerebbe che sia nata nella sua versione originale in epoca pagana, durante la Neapolis romana, quando sappiamo che i sacerdoti della divinità Cerere, dea del raccolto e della primavera, portavano in processione un uovo, simbolo di rinascita, concetto poi ripreso nella filosofia cristiana dalla festività primaverile della Pasqua. La ricetta di questo antichissimo dolce fu poi perfezionata nel corso del 1500 all'interno del convento della chiesa più sontuosamente decorata di tutta la barocchissima città di Napoli: la chiesa di Santa Patrizia, nel cuore della "via dei presepi" di Napoli.

La pastiera, assieme ai casatielli (altro dolce pasquale) viene citata all'interno dell'opera letteraria "La gatta Cenerentola" di Giambattista Basile, favola pubblicata postuma nell'anno 1634 o 1636 (a titolo di informazione, tale favola verrà poi ripresa da Charles Perrault per la sua famosa favola di Cenerentola).


Come aneddoto, possiamo raccontarti che la regina di Napoli, Maria Teresa di Asburgo-Teschen,
moglie di Ferdinando II di Borbone, era conosciuta dalla popolazione come la "regina che non ride mai". Questa fama durò finchè, dopo le insistenze del marito, non si decise a provare un pezzo di pastiera. Il sapore del dolce era così buono che la regina non potè contenersi e sorrise in pubblico per la prima volta. Il re ebbe a dire: "per far sorridere mia moglie ci voleva la pastiera. Ora dovremo aspettare la prossima Pasqua per tornare a vederla sorridere!".
La pastiera è una autentica cura contro il malumore, esattamente come i soleggiati giorni della Primavera.

Ricetta: (per due pastiere di circa 23 centimetri di diametro)

Ingredientes para la Pastiera

- Ingredienti per il ripieno:
550 g. di grano cotto; 700 g. di ricotta (meglio se mescolate pecora e mucca); 400 g. di zucchero; 500 ml. di latte; 50 g. di burro; 180 g. circa di frutta candita (cedro, arancia, ecc...); 5 g. di cannella in polvere; 5 ml. di aroma Millefiori o di fiori d'arancio; 6 uova; scorza di lomone al gusto.

- Per la pastafrolla:
450 g. di farina; 120 g. di zucchero; 60 g. di strutto (freddo); 180 g. di burro (freddo e tagliato in cubetti); 3 tuorli d'uovo; 1 cucchiaiata (5 g.) di Vanillina; scorza di arancia.

Preparazione:

1- Cominciamo preparando il grano. Versiamo il contenuto della confezione di grano cotto in una pentola (è pronto all'uso), e aggiungiamo il latte ed il burro. Rigireremo per bene il tutto per circa 15 minuti con un mestolo di legno a fuoco medio-basso, fino ad ottenere una consistenza cremosa. Il grano cotto puoi anche farlo in casa*. 

Pasta frolla o masa quebrada

2- Prepariamo la pastafrolla, aiutiamoci con una planetaria. Per prima cosa mescoliamo tutti gli ingredienti secchi, poi aggiungiamo il burro e la strutto, entrambi ben freddi e tagliati in cubetti. Mescoliamo bene, aggiungiamo i tuorli d'uovo, e poi torniamo a mescolare bene il tutto. A questo punto otterremo una massa molto farinosa, per ottenere una massa omogenea possiamo aggiungere poco a poco tre o quattro cucchiaini di acqua fredda. Lavoriamo la massa e formiamo una sfera, e la mettiamo nel frigo coperta con della pellicola trasparente per almeno mezz'ora.

Cortando la masa

3- Per il ripieno, mettiamo la ricotta (che non deve essere umida, è essenziale che sia molto fresca) nella ciotola assieme allo zucchero e mescoliamo per bene il tutto. Poi aggiungeremo la crema di grano cotto che abbiamo messo da parte in precedenza, aggiungiamo poi uova e cannella. Mescoliamo per bene il tutto ancora finchè non avremo una crema omogenea. Alla fine, metteremo anche l'aroma di Millefiori e la frutta candita. Se non trovate l'essenza di Millefiori, potreste eventualmente anche sostituirla per l'essenza di fiori d'arancio.

Molde recubierto de masa quebrada

Pastiera paso a paso


4- Ricopriamo di burro l'interno delle forme che abbiamo scelto per le nostre torte e copriamo il fondo ed i lati con la pastafrolla, ed aggiungiamo il ripieno. Di solito usiamo delle forme alte, ma potete scegliere la dimensione che preferite, l'importante è che siano metalliche. Copriremo la superfice della torta con delle striscette di pastafrolla, che ha sia una valenza decorativa estetica che una pratica: in questo modo la crema del ripieno, che si gonfia durante la cottura, non fuoriuscirà dalla base. Spennelliamo la superficie con dell'uovo sbattuto per dare un bel colore dorato al nostro dolce ed ecco fatto! Pronto ad essere infornato!

pastiera lista para hornear


5- Cuociamo il tutto in un forno preriscaldato a 180ºC per circa 60-75 minuti. Una volta cotta, lasciamo raffreddare completamente la pastiera. La tradizione dice che bisogna aspettare tre giorni prima di mangiarla: è infatti un dolce Pasquale che si prepara il Giovedì Santo e si mangia la Domenica di Pasqua. Ma chi mai potrebbe riuscire ad aspettare tre giorni con questa delizia in casa? Noi di certo no!

Pastiera napolitana


Interno Pastiera napolitana


Buon appetito e buona Pasqua!

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* Preparazione del grano cotto fatto in casa: questo è l'ingrediente principale della pastiera, e anche se oggi si trova comodamente pronto all'uso, magari lo volete fare in casa. Vi diremo noi come potrete fare:
E' un processo molto lungo, dobbiamo lasciare il grano in acqua per tre giorni (cambiando frequentemente l'acqua), e poi lo faremo cuocere in acqua per svariate ore, per poi alla fine cuocerlo ancora ma questa volta con latte, e per almeno tre ore. Non è un processo difficile, ma è comunque piuttosto lungo. Per questo motivo noi preferiamo le confezioni di grano cotto già pronte all'uso, che sono economicissime e hanno un sapore davvero eccellente!

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miércoles, 18 de febrero de 2015

Le Graffe Napoletane, un dolce per il Carnevale



Le Graffe sono un dolce napoletano tipico di Carnevale, che deriva la sua ricetta dai Krapfen, un dolce tondeggiante molto comune nell'Europa Centrale (Germania meridionale, Austria ed Italia del nord) che secondo la leggenda fu inventato dalla pasticcera viennese Cecilia Krapf alla fine del Seicento. Noti anche come Berliner in Germania o Bombolone in Italia, è uno degli streetfood dolci più amati e diffusi. Il nome, Krapfen, potrebbe però anche dipendere dal tedesco antico Krafo, che significa "artiglio" o "gancio", a suggerire forse che inizialmente anche i Krapfen assumevano una forma allungata anzichè tondeggiante.

Questo spiegherebbe la sua evoluzione: in lingua gotica sarebbe evoluto fino ad assumere il nome di Krappa e si sarebbe rigonfiato, assumendo la forma degli attuali Krapfen, mentre invece nel napoletano avrebbe assunto il nome di Graffa e la forma allungata originale sarebbe stata richiusa in una forma a ciambella, come nelle Graffe attuali.
Per il nord Italia l'arrivo dei Krapfen è abbastanza naturale: sono stati portati dagli Austriaci che al tempo dominavano quasi incontrastati per gran parte del nord Italia. Ancora oggi, ad esempio, nelle zone italiane di lingua tedesca come il Sudtirolo-Alto Adige (si, proprio quello della mela Marlene!) questi dolci sono chiamati Faschingkrapfen, ovvero Krapfen di Carnevale, sottolineando una loro relazione con il Carnevale, cos¡ come accade per le Graffe Napoletane.

Già, perchè anche le Graffe napoletane, possiamo azzardarre, hanno la loro origine nel dominio austriaco, in particolar modo nel famoso Trattato di Utrecht, che portò gli Asburgo d'Austria ad avere il dominio sul territorio napoletano fino al 1734. L'origine della Graffa moderna, intesa come Krapfen realizzato con le patate, viene generalmente fatta risalire attorno agli anni Trenta del 1800, poco dopo la nascita delle altrettanto deliziose Zeppole di San Giuseppe, consumate per la Festa del papà, recensite per la prima volta nel 1837 nel libro riferimento della storia della pasticceria napoletana; la "Cucina Teorico-Pratica" di Ippolito Cavalcanti. Oggi le Graffe vengono consumate anche in Sicilia con ricotta di pecora dolce e gocce di cioccolato, mentre i Bomboloni, tipici del centro-nord Italia hanno un ripieno di crema pasticcera al posto della marmellata. Ma veniamo alla nostra deliziosa ricetta delle Graffe Napoletane!



Ricetta:

Ingredienti: (Per circa 20 graffe)


- 500 g. di farina
- 250 g. di patate
- 50 g. di zucchero
- 50 g. di burro
- 3 uova
- un pizzico di sale
- Scorza di limone al gusto
- 25 g. di lievito di birra (un cubetto)
- 70 g. di latte tiepido
- Olio per friggere



Preparazione:

1- Bollire le patate che abbiamo in precedenza pelato e mettere il tutto da parte.


2- In una ciotola, battiamo le uova ed aggiungiamo burro a temperatura ambiente, lo zucchero, il sale, la scorza di limone ed il latte, in cui avremo in precedenza disciolto il lievito. Mescoliamo bene il tutto con l'aiuto di una forchetta o di una frusta da cucina. In seguito aggiungeremo le patate schiacciate e per ultimo aggiungiamo alla nostra ciotola la farina. Mescoliamo per bene il tutto finchè non avremo ottenuto una palla di massa ben uniforme (di solito è parecchio morbida come consistenza), e la lasciamo riposare per circa 30 minuti coperta da un panno da cucina.

3- Passato questo tempo, iniziamo a formare le nostre graffe. Puoi farlo prendendo dei pezzi di massa e facendo una sorta di cilindro che poi richiuderai in una sorta di ciambella, oppure potrai anche creando delle piccole pallette e poi introducendo al centro un dito per aprire un buco della forma desiderata nella ciambella. Una volta formate le graffe le disporremo sopra della carta da forno oppure sul tavolo da lavoro della nostra cucina, procurando prima di cospargere la superficie con farina per evitare che si attacchino. Copriamo il tutto e lasciamo che le graffe riposino per circa una ora.

4- Mettiamo una padella fonda con olio abbondante a riscaldarsi. Tenete ben presente che le graffe devono nuotare nell'olio, non toccarne il fondo. una volta che l'olio è ben caldo, con l'aiuto di una spatola da cucina introduciamo le graffe nella padella, poco a poco.Avranno bisogno solo di un po' di minuti per ognuno dei due lati, finchè non le vedremo dorate (questo va un po' al gusto di ognuno di noi). Estraiamo dunque le graffe dall'olio bollente e le lasciamo asciugarsi un po' sopra della carta assorbente e le spolvereremo con dello zucchero. Pronti? Via! A mangiarsele tutte!

Puoi mangiarle anche da un giorno all'altro, ma ti avvertiamo che perderanno un po' della loro tipica consistenza data dalla patata, che crea un interno davvero molto soffice e delizioso! Raccomandiamo di mangiarle appena fatte, a noi almeno piacciono così, perchè in questo modo non avrai bisogno davvero di nessun ripieno: son già deliziose così come sono!



Speriamo che vi possiate godere quel che resta del Carnevale alla grande...e se lo farete con le graffe...beh...meglio ancora! Buon appetito!

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martes, 27 de enero de 2015

Parmigiana di Melanzane


La Parmigiana di Melanzane è un piatto molto popolare e conosciuto della cucina del Sud Italia. E sicuramente diventerà un classico anche a casa vostra quando la proverete!



Molti ne rivendicano la paternità, ma dato che è registrato tra i prodotti della gastronomia siciliana, anche noi propenderemo per questa ipotesi. In effetti, anche la cucina Napoletana ne rivendica l'attribuzione. Si potrebbe dire, parafrasando le parole di Luciano de Crescenzo, che la Melanzana ed il Pomodoro si erano dati un appuntamento in Sicilia. Nessuno dei due prodotti, oggi così mediterranei, è in effetti originario della zona: le melanzane sono arrivate per prima, possiamo anche azzardare quando, l'anno 827, ovvero all'indomani dell'arrivo dei primi conquistadores arabi, sicuramente qualche cuoco si portò con sè delle melanzane, alimento allora molto diffuso nel Mediterraneo meridionale ed orientale.

Le melanzane in Sicilia crescevano che era un piacere, avevano trovato una seconda casa al di là dello Stretto. Le melanzane però si sentivano sole. Colombo aveva appena scoperto le Americhe. Ed ecco puntuali che arrivano i Pomodori, che giunsero in Europa dopo il 1500 come curiosa pianta ornamentale, portati da Hernan Cortez. Qualcuno temeva addiritura che fossero velenosi. Un genio.

La signorina Melanzana arrivò in Sicilia per turismo e decise di viverci.


Dopo lo scalo di Madrid (immaginiamo il casino nel Terminal T4 di Barajas!), i pomodori arrivarono poi nella vicina Sicilia, al di là dello stretto di Messina. Qui scoppiò l'ammore. Fin da subito si piacquero, ma ci vollero ancora alcuni anni prima di vederli composti sotto forma di Parmigiana. Dapprima, dal 1700 circa, li vediamo ancora come caponata, una meravigliosa ricetta che vedremo in un altra occasione.

L'incontro tra il Sig. Pomodoro e la signorina Melanzanza

La Parmigiana di Melanzane viene citata (senza citarne peraltro il nome) per la prima volta in un libro di cucina nel 1778, nel libro di ricette "Il cuoco elegante" di Vincenzo Corrado, un cuoco napoletano che era una autentica celebrità contesa tra le famiglie più ricche della città. Sempre a Napoli, ormai capitale del Regno delle Due Sicilie, viene pubblicata nel 1839 l'opera di Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino, dal titolo "Cucina Teorico-Pratica" al cui interno ritroviamo una ricetta in tutto e per tutto simile all'attuale Parmigiana: prescrive infatti di disporre melanzane fritte a strati alternandole a formaggio e pomodoro.

La Parmigiana di Melanzane


La questione del nome è molto complessa, invece. Anche se sembrerebbe ovvio abbinarla alla città di Parma, in cui era tradizione cucinare piatti di verdure a numerosi strati, parrebbe che la risposta sia da cercare altrove. In siciliano, infatti, la parola "parmiciana" significherebbe le barre di legno della persiana, come ad indicare una struttura a strati sovrapposti come appunto avviene nella parmigiana (o parmiciana) di melanzane. Alcuni importanti giornalisti gastronomici, come Luciano Pignataro, propendono su basi etimologiche per l'ipotesi di "melanzane cucinate alla maniera di Parma". Di certo, non dipende dal formaggio Parmigiano Reggiano, anche se nelle varianti moderne di questa ricetta viene utilizzato per gratinare il piatto.
Di fatto, nelle ricette campane e siciliane si utilizzano il pecorino o il caciocavallo.



Pero adesso basta con le storie, abbiamo fame! Ecco la ricetta, semplice e deliziosa:

Ricetta:

Ingredienti: (la quantità degli ingredienti ovviamente dipende dalle vostre preferenze, comunque partendo da tre melanzane per quattro persone circa, adattate poi voi le quantità secondo l'occasione)

- 3 Melanzane medie
- 300- 500 g. di sugo di pomodori (preferibilmente fatta in casa)
- Pane grattugiato
- Farina
- 2 o 3 uova
- 100 g. circa di formaggio Parmigiano Reggiano
- Olio 
- Basilico
- 2 Mozzarelle

Preparazione:

1- Peliamo le melanzane (affinchè la pelle non renda amaro il nostro piatto), le laviamo e le tagliamo in fettine (di circa un dito di spessore), le collochiamo in un colino e le saliamo. Lasceremo che le melanzane "sudino" affinchè possano perdere acqua per circa un'ora. Dopo questo tempo laviamo le fettine, le secchiamo e le impaniamo.






2- Per impanare le nostre melanzane, passeremo le fettine di melanzana per la farina, poi per l'uovo sbattuto e poi ancora per il pan grattugiato. Le friggeremo in olio bollente finchè non le vedremo dorate da entrambi i lati e lasceremo che si secchino dell'olio in eccesso sopra della carta da cucina.


Farina, uova e pan grattato


3- In un vassoio adatto per il forno metteremo le fettine di melanzana fritta sul fondo, poi aggiungeremo del sugo di pomodoro (nel nostro caso è fatta in casa e leggermente speziata con aglio e pepe), poi sopra metteremo delle fettine o dei pezzettini di mozzarella al gusto, foglie di basilico e metteremo un altro strato di fettine di melanzana fritte. Continueremo ad aggiungere strati fino all'esaurimento dei nostri ingredienti, seguendo l'ordine, esattamente come se si trattasse di una lasagna.

4- L'ultimo strato sarà composto da sugo di pomodoro, da mozzarella e Parmigiano Reggiano grattugiato. Mettiamo il vassoio in forno preriscaldato durante circa 25-30 minuti a 180ºC. Di solito si dice che la Parmigiana si lascia in forno finchè non si "asciuga", o finchè non si raddensa un po' la salsa.




E' un piatto davvero delizioso che si serve appena fatto, ma anche freddo ha davvero il suo perchè!

P.S.: Possiamo anche fare una versione più leggera grigliando le melanzane al posto che impanarle e friggere, oppure potremmo anche solo friggerle facendole passare per l'uovo sbattuto, oppure ancora impanandole solo con la farina e senza pane...insomma, scegliete voi come preferite cucinarle, l'importante è che proviate questa ricetta, è una delle nostre preferite!


Ok forse non è fotogenico...ma con un sapore così tutto passa in secondo piano!

Buon Appetito!
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domingo, 21 de septiembre de 2014

Dall'insalata caprese al Futurismo

Anche se il calendario ci dice che l'arrivo dell'autunno è ormai imminente, nessuno ci può impedire di prolungare un po' la bella stagione nelle nostre cucine, e per questo motivo oggi vi proponiamo un classico della cucina italiana estiva (e non solo!), la Caprese!



L'insalata caprese è una fresca insalata dal sapore inconfondibilmente mediterraneo, una insalata semplice e geniale, che si basa su un lemma essenziale della cucina italiana: un piatto è un buon piatto quando non è possibile aggiungere o sottrarre un ingrediente senza che l'equilibrio complessivo non ne sia alterato. Insomma, pochi ingredienti, ma calcolati alla perfezione. Si dice che nulla è più difficile da conseguire che la semplicità, e noi ne siamo assolutamente d'accordo. Le cose semplici ci risultano ovvie, ma sono impossibili da migliorare ulteriormente, semplicemente geniali.




La storia della insalata caprese è incerta, non se ne conoscono bene le origini. Quello che è certo è che si trova per la prima volta citata in un menù di una cosiddetta "cena futurista", ossia una cena aderente ai dettami della corrente artistica futurista, organizzata negli anni Venti all'hotel Quisisana di Capri. Le cene futuriste, è interessante precisarlo, venivano organizzate secondo i dogmi del "Manifesto della cucina futurista", il programma per la completa riforma della cucina italiana elaborato dal poeta Filippo Tommaso Marinetti.





 Il futurismo, una corrente artistica che ha realizzato importanti risultati artistici*, in particolare si dichiarava contrario alla pastasciutta, e ne richiedeva la totale abolizione in favore di piatti moderni, aerodinamici, fluidi, moderni e concentrati. "Bocconi simultaneisti e cangianti", afferma il Marinetti: in pratica, negli anni Venti i Futuristi erano già arrivati alla cucina molecolare e al Bulli di Fernà Adrià! In particolare ai Futuristi interessavano i colori freschi e leggeri, adatti secondo loro ad una vita moderna. E i colori della bandiera italiana rappresentati nel piatto erano un importante vantaggio di questo piatto per la nazionalista cultura italiana degli anni Venti.




Senza dubbio esistono altre versioni della nascita della deliziosa caprese. Ad esempio, si dice che nel secondo dopoguerra un muratore che lavorava nell'incantevole isola napoletana amava rappresentare il tricolore nei panini che si portava al lavoro, e la sua invenzione ebbe così tanto successo che fu imitata dai ristoratori dell'isola, e poi la lussuosa clientela internazionale degli hotel portò la Caprese ad avere il meritato successo internazionale di cui oggi gode. Ad esempio, negli anni Cinquanta, il re Farouk si dice che andasse ghiotto di un panino ripieno di mozzarella, pomodoro e basilico.

Ma non distraiamoci oltre, ecco la ricetta, non potrebbe essere più facile!

Ingredienti:

- Pomodoro
- Mozzarella di bufala fresca
- Basilico

A noi piace la Caprese fatta con la mozzarella di Bufala, ma pare che la versione originale della Caprese si faccia con la normale mozzarella fresca. Inoltre, la versione originale non avrebbe neppure l'olio d'oliva, ma come facciamo a rinunciare a mettere il condimento più buono del mondo? Ovviamente potete metterci il vostro tocco, ad esempio utilizzando le olive nere greche, deliziose! Oppure tipi diversi di pomodoro oppure ancora condita con l'aceto balsamico di Modena...seguite il vostro gusto e il vostro istinto culinario!

Preparazione:

Per la versione classica della Caprese non dovrete fare altro che tagliare in fettine il vostro pomodoro e la mozzarella e disporle su di un piatto alternando una fettina di mozzarella con una fettina di pomodoro e così via...e aggiungere basilico al gusto.

Inoltre, potrete fare la vostra Caprese in mille maniere diverse, usate l'immaginazione! Qui sotto vi proponiamo alcune idee, come ad esempio tramezzini di Caprese, spiedini di Caprese, Caprese alla Hasselback, panino con Caprese e così via!

 



Buon Appetito!
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Nota:
 

Per chi è interessato alla corrente artistica del Futurismo, continuate a leggere hehe! (Sappiamo che questo è un blog di cucina, ma che ci volete fare? Siamo decisamente appassionati d'arte e ci risulta molto difficile contenerci e non perderci via con questi argomenti ahaha! Pertanto, per chi è interessato...il post continua!)

Giacomo Balla, "La costellazione del Genio", 1918, Museo del 900
, Milano

E' forse opportuno precisare alcune cose sul Futurismo, che è stata per molti versi la prima corrente artistica apertamente antitradizionale d'Europa. All'inizio degli anni Venti risultò evidente che la cultura tradizionale europea era ormai anacronistica, ed un gruppo di artisti decise di sferrare un attacco frontale ad ogni traccia di tradizione all'interno della cultura popolare. Nascono così le meravigliose opere pittoriche di grandi artisti come Giacomo Balla o le grandiose sculture di Umberto Boccioni, opere che possiamo vedere rappresentate nelle nostre tasche ad esempio nei 20 centesimi di Euro italiani. Sappiate in quel caso che avete in tasca una moneta futurista. Per molti si tratta dell'ultima grande corrente artistica nata in Italia, dopo ci sarà spazio solo per Picasso e i manieristi del picassismo. Molte opere Futuriste le possiamo osservare oggi nel Museo del Novecento di Milano, la città che ha visto nascere e svilupparsi questo movimento che è stato così determinante, nel bene e nel male, nel corso dell'estetica e della cultura popolare del Novecento.





Umberto Boccioni, "Forme uniche della continuità nello spazio", 1913, Museo del 900, Milano




Buona fine estate e buon inizio d'autunno, anche se con questo tempo pazzo non si sa mai che stagione aspettarsi! 


Salutoni! ;)
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