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sábado, 4 de abril de 2015

La storia della Colomba Pasquale



Quando si pensa alla Pasqua si pensa all'uovo di cioccolata, alla pastiera e alla colomba: è qualcosa che fa parte ormai del retaggio culturale italiano. La Pasqua, si sa, è un momento da vivere attorno ad una buona tavola, spesso con una buona dose di dolci.
Ma qual è la storia della Colomba Pasquale? Ebbene, le ipotesi sono molte, alcune più leggendarie, mentre altre ben più prosaiche. Noi preferiamo scegliere quelle che stimolano maggiormente la fantasia, siamo fatti così.

















La colomba è da sempre un simbolo di pace e di fratellanza, ed il suo significato pasquale è molto chiaro. Ma quando si è in guerra, un gesto di pace può letteralmente salvare delle vite.
Siamo nella antica Ticinum, una città oggi chiamata Pavia, straordinario centro universitario e culturale lungo la Via Francigena, cammino di pellegrinaggio d'Europa che nulla ha da invidiare al Camino de Santiago.



La Via Francigena collega Canterbury con Roma, e poi continua fino a Gerusalemme.

Ebbene, all'indomani della caduta dell'Impero Romano d'Occidente, il vecchio continente è in preda alle invasioni barbariche, il nord Italia cade sotto i colpi dei Longobardi. Ticinum non fa eccezione: cadrà nel 572 ad opera del Re longobardo Alboino dopo un lunghissimo ed estenuante assedio. Per aver salva la vita, i pavesi si inventarono un soffice pane dolce a forma di colomba, simbolo di pacificazione, da offrire al potente re. Il re, dopo avere visto ed apprezzato le doti culinarie pavesi, decise di risparmiare la vita agli abitanti. Va detto che il dolce riuscì nell'impresa di conquistare il cuore del re, evidentemente, giacchè Ticinum divenne poi una potentissima capitale longobarda, nonchè sede del potere religioso: Ticinum infatti divenne proprio in epoca longobarda "Papia", cioè città dei papi, forse per via di essere stata la sede del primo vescovo ariano, una eresia cristiana molto diffusa tra i longobardi. Insomma, le colombe dolci erano già allora decisamente irresistibili!


La bellissima città di Pavia conserva ancora numerosi monumenti di epoca Longobarda. Sullo sfondo, la cupola del duomo

Ma c'è anche un'altra leggenda sulla nascita della colomba, sempre risalente all'area lombarda e sempre in epoca longobarda, questa volta siamo sotto il regno della regina Teodolinda (che non era ariana ma cattolica) e del re Agilulfo.


Un banchetto della Teodolinda rappresentato in affresco  nella cappella omoniman nel duomo di Monza, capolavoro della pittura gotica dei fratelli Zavattari. Da vedere!

Teodolinda favorì la conversione dei suoi concittadini anche grazie a persone assai carismatiche, come San Colombano, un santo Irlandese che era di passaggio nelle terre longobarde (la sua meta era raggiungere Roma, attraverso la già citata Via Francigena, per ricevere dal Papa l'approvazione della sua regola monastica).
Si dice che una volta, quando San Colombano era a cena con la regina Teodolinda, pochi giorni prima di Pasqua, si sentisse profondamente a disagio per via del bendidio che c'era a tavola: il banchetto era infatti pieno di ogni sorta di carne rossa, per lui off limits nel periodo della quaresima. Per evitare ogni problema di carattere religioso, san Colombano si offrì di benedire il banchetto. In un attimo, avvenne il miracolo! La selvaggina e le carni rosse si trasformarono in soffici ed irresistibili dolci a forma di colomba!

Va detto che San Colombano è una italianizzazione di un nome irlandese, Colum Bann, che significa proprio...colomba bianca! Quasi un marchio di fabbrica sul dolce che da lui sarebbe stato miracolosamente inventato!

Fin qui la leggenda...ma la storia è in effetti molto più breve e prosaica: la colomba, come dolce industriale moderno, sarebbe stato inventato infatti negli anni Trenta del Novecento dal pubblicitario Dino Villani, della industria dolciaria milanese Motta, che ebbe l'intuizione di riproporre questo dolce tradizionale a Pasqua utilizzando ingredienti simili a quelli del Panettone Milanese, per mantenere attive le fabbriche anche dopo il periodo natalizio.




Dino Villani, va detto, era un genio della pubblicità: fu lui ad inventare anche il logo della Motta, oggi riconoscibilissima icona dell'industria dolciaria milanese ed italiana.




Quale che sia la sua storia, oggi la Colomba è diventato un dolce davvero irrinunciabile per la Pasqua, la festa che sancisce a pieno titolo l'arrivo della primavera. Oggi la Colomba è addirittura un dolce inserito tra l'elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (P.A.T.) del Ministero dell'Agricoltura, come ulteriore certificato di qualità di questo meraviglioso dolce.



Buona Pasqua a tutti!
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miércoles, 11 de febrero de 2015

Gli Ovis Mollis: i tuoi prossimi biscotti preferiti!


Ovis Mollis! Sembra quasi una formula magica da Harry Potter, Wingardium Leviosa!  Ovis Mollis!
La magia, forse, c'entra eccome, ma è una magia gastronomica, e non occorrono bacchette magiche ma solo voglia di fare un dolce tra i più buoni che possiate mangiare con pochi semplici passi.
Gli Ovis Mollis sono un dolce tipico dell'Italia nord occidentale (soprattutto Piemonte e Lombardia) e sono a base di una versione leggermente modificata della pastafrolla.

La pastafrolla è una preparazione base per i dolci italiani, una versione molto più farinosa e deliziosamente instabile della sua cugina massa brisa. Il nome lo dice già tutto, è una massa estremamente friabile che si utilizza in ogni campo della pasticceria, dalle crostate ai biscotti, dalle torte ai pasticcini.

La storia della pastafrolla è difficile da ricostruire, anche se sappiamo che una prima notizia dell'utilizzo di tale preparazione la troviamo all'indomani dell'anno Mille a Venezia, la porta d'oriente.
Sappiamo che attraverso la Serenissima giungevano nel Vecchio Continente alcuni indispensabili ingredienti, come ad esempio la canna da zucchero, importata dall'Egitto e dalla Siria.
In seguito venne perfezionata e giunse all'attuale consistenza attorno al 1600, con la nascita della grande pasticceria, più o meno negli stessi anni in cui i cugini d'Oltralpe creavano la pasta brisa.

L'Ovis Mollis, come dicevamo, è un tipo di pastafrolla, la cui particolarità sta nell'utilizzo delle uova sode e della fecola di patate. Forse la loro origine è legata a dei biscotti friabilissimi piemontesi, le Margheritine di Stresa, che nacquero pochi anni prima dell'Unità d'Italia, nel 1857, nella amena località omonima sul Lago Maggiore. La storia è presto detta: la futura regina Margherita di Savoia (a cui peraltro è dedicata la famosa pizza) ancora bambina era solita soggiornare d'estate nella Villa Ducale di Stresa, cittadina in cui operava un pasticcere, Pietro Antonio Bolongaro, impegnato a realizzare una ricetta per dei biscotti leggerissimi e friabilissimi. Tali dolci vennero offerti dal pasticcere in occasione della prima comunione della futura regina, e questi biscottini piacquero così tanto a Margherita che non vi rinunciò mai più, neppure una volta divenuta regina. Addirittura, la Margherita di Savoia stabilì che le Margheritine di Stresa, come vennero ribattezzate, sarebbero state offerte ogni anno in occasione del Ricevimento di Ferragosto della Casa Reale. Il figlio del pasticcere Bolongaro, una volta ereditato il laboratorio pensò di rendere disponibili a tutti questi semplicissimi ed ineguagliabili pasticcini, ed ancora oggi le Margheritine di Stresa sono un prodotto molto amato e tipico della zona occidentale del Lago Maggiore.


Il Lago Maggiore visto dall'Isolabella
Gli Ovis Mollis ci sembrano notevolmente ispirati alle Margheritine di Stresa, e le due ricette sono decisamente simili, se non fosse per la minore quantità di tuorli sodi nelle Margheritine rispetto alla ricetta degli Ovis Mollis. Purtroppo per quanto riguarda gli Ovis, non abbiamo da offrirvi un aneddoto, una storia o un anno esatto di nascita, ma sappiamo che li possiamo ritrovare con il loro nome per la prima volta nel libro di ricette di Giuseppe Ciocca dall'eloquente titolo "Il pasticciere ed il confettiere moderno", edito da Hoepli nel 1907. Ciocca era un poliedrico cuoco (e perfino un artista!) nato nel 1867 a Treviglio, deliziosa cittadina che si trova tra Milano e Bergamo.
Va detto che la forma che viene scelta dal Ciocca per la sua ricetta degli Ovis Mollis è diversa da quella che possiamo vedere oggi nelle pasticcerie: si tratta infatti di anelli schiacciati e non di biscottini a forma di sfera. Sull'origine del nome invece il mistero è fitto: in latino infatti può significare uova molli, nel senso che la morbidezza dei biscottini dipende in gran parte dalle uova sode. Ma Ovis può significare anche ovino, pecora, suggerendo forse un significato di un dolcetto soffice come la lana.

La versione che vi proponiamo nella nostra ricetta è quella forse più diffusa degli Ovis Mollis, spesso denominata nelle pasticcerie come "Occhio di bue": delle sfere leggermente schiacciate con al centro una sorta di "pupilla" data da marmellate o deliziose creme.






Ricetta: 

Ingredienti:


200 g. di burro senza sale

200 g. di farina
100 g. di zucchero a velo
100 g. di fecola di patate
5 tuorli d'uovo bolliti
1 cucchiaio di estratto di vaniglia (o una bustina di Vanillina)
un pizzico di sale
marmellate secondo il vostro gusto per la guarnizione

Preparazione:

1- Bolliamo le uova. Una volta fatto separiamo i tuorli e li mettiamo da parte.




2- In una ciotola, mettiamo tutti gli ingredienti, cioè la farina, i tuorli setacciati, la fecola di patate, il burro freddo tagliato a dadini, lo zucchero ed un pizzico di sale. Ammassiamo il tutto con le mani fino ad ottenere un impasto omogeneo. Ricopriamo la massa con un po' di pellicola alimentare e lo mettiamo in frigo per circa un paio d'ore.







3- Tagliamo adesso la massa e faremo delle palline di circa tre centimetri di diametro. Le metteremo in una teglia ricoperta da carta forno e schiacceremo dolcemente il centro delle palline con il pollice, creando una concavità dove verseremo il nostro ripieno.








4- Preriscaldiamo il forno a 180ºC. Questi biscottini si possono guarnire sia prima di essere cotti in forno che dopo, se preferite. Noi di solito le decoriamo con delle coloratissime marmellate ai differenti sapori prima di metterle in forno, e in questo caso abbiamo scelto una marmellata ai frutti rossi ed al gusto lemon curd! Gnamm!





5- Cuocere all'incirca per 12 o 15 minuti. Non lasciate che la superficie si dori molto, lasciatela piuttosto bianchina, altrimenti si potrebbe rompere con facilità davvero esagerata anche per un Ovis Mollis!





Mi raccomando, provate questa facilissima ed irresistibile ricetta, la formula magica degli Ovis Mollis lascerà tutti quanti incantati!
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sábado, 20 de diciembre de 2014

Dal Panettone a Leonardo da Vinci



Cosa mai legherà due cose tanto diverse come il dolce natalizio più famoso d'Italia, il celebre panettone milanese, al genio toscano? Chissà, lo vedremo nel corso dell'articolo...

Iniziamo vedendo la storia del panettone, una delizia di pura panetteria, un ingrediente da fare con calma e con amore, forse piuttosto lungo come processo, ma davvero appassionante!

Fin dal 2005 esiste un codice disciplinare che tutela questo meraviglioso prodotto, e nel 2008 sono stati prodotti in Italia oltre 100 milioni di pezzi, distribuiti in tutto il mondo: il panettone infatti da dolce regionale sta rapidamente ascendendo a dolce simbolo del Natale anche nel resto d'Europa e del mondo!




Ma come nasce questo dolce? La sua origine, come per molti dolci tradizionali, è avvolta nel mistero, eppure alcune leggende ci aiutano a fare luce sulla nascita del protagonista delle nostre feste natalizie.

Ugo degli Atellani, noto come Ughetto, era il figlio del falconiere di corte Giacomo degli Atellani, amico di Ludovico il Moro, l'allora signore di Milano. Ebbene, il nostro Ughetto, che resiedeva nella ancora esistente Casa degli Atellani, proprio di fronte alla  meravigliosa Santa Maria delle Grazie, si era invaghito della bella Adalgisa, la figlia di un panettiere umile ed onesto di nome Toni.


Il cortile rinascimentale di Casa degli Atellani a Milano


Nonostante l'opposizione della di lui famiglia, collocata più in alto nella gerarchia sociale dell'epoca, Ughetto decise di mettersi a lavorare nella panetteria di messer Toni, per stare vicino alla sua amata Adalgisa. Ma gli affari per la bottega di Toni andavano di male in peggio, e allora il giovane Ughetto decise di rubare dei falchi dalla falconeria di corte, di cui il padre aveva le chiavi, per comprare alcuni ingredienti che aveva provato nella sua ricca tavola di casa: lo zucchero, l'uva sultanina, i canditi e scorza di cedro, il tutto mescolato con uova ed anche il burro, che dopo il Medioevo tornava ad essere utilizzato anche nel sud Europa.

Fu un successo strepitoso! Tutti quanti volevano il pane della bottega del Toni, tutta Milano era impazzita per il delizioso Pan del Toni, il Pan del Toni era sulla bocca di tutti, tutti volevano il Pan del Toni! E fu così che, con il passare dei secoli, da Pan del Toni si arrivò a Panettone! Ovviamente la nostra vicenda si conclude con le nozze tra Ughetto degli Atellani e la Adalgisa, ora figlia di un ricco bottegaio di Milano.

E Leonardo? Che cosa mai centrerà con il Panettone? Sarà mica stato messo nel titolo solo per attirare un po' di attenzione mettendo un nome di una stella del firmamento artistico?


Santa Maria alle Grazie vista da Casa degli Atellani, frequentata da Leonardo e da Ughetto degli Atellani.

No, non sarebbe nel nostro stile. A Leonardo, infatti, fu donata dallo stesso Ludovico il Moro una Vigna nella Contrada delle Grazie, in quella che oggi è il giardino di Casa degli Atellani! Insomma, per entrare nella sua vigna, dono molto gradito dato che la famiglia di messer da Vinci produceva vino, Leonardo sarebbe dovuto passare per la porta della casa del Falconiere Giacomo degli Atellani! Non dubitiamo dunque che il toscano abbia incrociato il giovane Ughetto, e che magari quest'ultimo gli abbia fatto assaggiare anche uno dei primi panettoni della storia! Chissà se come uva passa il giovane Ughetto degli Atellani avrà usato anche l'uva prodotta nel suo vigneto dal suo bizzarro amico Leonardo!

Magari, tra il 1494 e il 1498, non sarebbe stato insolito vedere Leonardo che usciva dalla sua vigna presso la Casa degli Atellani, attraversava la strada e si recava con i suoi strumenti di lavoro presso il refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a dipingere il suo capolavoro, L'Ultima Cena. Ce lo vediamo proprio dipingere la caotica scena affrescata mangiucchiandosi un delizioso Panettone!



L'Ultima Cena di Leonardo, in S. Maria delle Grazie. Magari affrescando la scena se si sarà mangiato un panettone!
Ci sono altre variazioni nella leggenda, in una ad esempio il panettiere Toni si addormenta dopo una lunga giornata di lavoro e nota come il suo pan dolce sia decisamente lievitato dopo una notte intera di riposo, nasce così il panettone alto che conosciamo oggi, mentre in un'altra leggenda ritroviamo addirittura Ludovico il Moro!

In una cena elegante tra nobili, il dolce previsto venne dimenticato in forno, e si bruciò completamente. Quando il Moro venne a sapere della vicenda, incaricò un aiutante in cucina di nome Toni di risolvere in qualche modo il problema dell'assenza del dolce. Egli prese ogni cosa che aveva in cucina e fece un pane con uova, burro, uva sultanina, frutta candita e zucchero. Il dolce piacque così tanto che i commensali vollero sapere chi lo aveva fatto, al che Ludovico il Moro disse: "Questo è il Pan del Toni!".

Nel corso dei secoli ritroviamo ancora il panettone nelle situazioni più inaspettate: nel corso dell'Ottocento il governatore austriaco di Milano, Ficquelmont, era solito omaggiare con un panettone della città meneghina il principe di Metternich!

A fianco al tradizionale panettone alto, ce n'è anche uno più basso, realizzato dai pasticceri milanesi all'inizio del Novecento con la differenza di avere i canditi ma essere senza le uvette sultanine. Altra caratteristica è anche la glassa con cui è ricoperta la superficie, assieme a dei granellini di zucchero. In questo modo, l'aspetto del dolce era simile ai merletti veneziani, e da questo prende il nome la Veneziana, il panettone basso, tipico dolce da consumarsi all'ultimo dell'anno e a Capodanno!

Esistono poi numerosissime varianti anche meno conosciute, ma non per questo meno deliziose: ad esempio, nella zona di Abbiategrasso (paese di origine di Tom) possiamo trovare un delizioso panettone  noto come "mugnaga", un panettone che al posto delle uvette e dei canditi ha le albicocche: in dialetto milanese infatti albicocca si dice proprio mugnaga!






L'interno di Vergani, una classica boutique di panettoni di mille tipi e sapori diversi, tutti da provare!



Nel corso del novecento, il dolce fu poi prodotto da grandi pasticcerie milanesi, che ne riportarono in auge la fama: negli anni Trenta ritroviamo la pasticceria Cova e dal 1944 viene prodotto anche dal pasticcere Angelo Vergani: sia la pasticceria Cova che la Vergani ancora oggi producono degli eccellenti panettoni milanesi tradizionali dal gusto insuperabile, provare per credere!



La sobria eleganza di Cova, tempio del Panettone milanese da quasi un secolo.

Come curiosità possiamo dire che tra le famiglie milanesi è tradizione lasciare una fetta di panettone per la festa di San Biagio, il 3 febbraio, protettore contro il mal di gola, diffusissimo nella fredda ed umida Milano d'inverno. Si suole dire in quella occasione "San Bias el benediss la gola e 'l nas", cioè "San Biagio protegge la gola ed il naso".


Soffice come una nube e dolce come l'amore, così è il vero panetùn!

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jueves, 6 de noviembre de 2014

Ciambelle ripiene di frutta candita



rosquetes rellenos de fruta o pasas



Vi va qualcosa di dolce, di rapido e di facile per una bella merenda in questi pomeriggi d'autunno? Mestti l'acqua al fuoco per fare un tè allora, che noi ci mettiamo i rosquetes! 

Rosquetes, rosquillas, frittelle tonde, ciambelle...in ogni posto si chiamano in una maniera diversa, ma tutte hanno in comune il sapore straordinario. Di solito sono molto diffusi in molti periodi festivi dell'anno (Natale, Pasqua, Carnevale...), ma sono di certo perfetti per qualunque merenda o colazione per il resto dell'anno.

Oggi ti portiamo delle ciambelline doppie facilissime, ti assicuro che le finirete in un attimo! Sono ripiene di frutta secca e di mandorle, ma come ogni cosa puoi cambiare gli ingredienti secondo le tue preferenze. Che aspetti quindi? Falli anche tu! Inoltre se hai bimbi si divertiranno un sacco facendo le palline e mettendo le mani in pasta!
(il fatto che sarà tutta la cucina piena di farina non lo consideriamo adesso, concentriamoci solo sul fatto che si divertiranno un mondo!)


Ingredientes básicos para hacer rosquetes
Gli ingredienti


Ingredienti:

  • 400 g. di farina
  • 100 g. di zucchero
  • 2 uova
  • 100 ml. di olio d'oliva
  • 100 ml. di latte
  • 1 cucchiaio di semi d'anice
  • 1 cucchiaio ( 5 grammi o 1 tsp) di lievito tipo Royal
  • 100 g. di mandorle sminuzzate
  • Frutta candita o uva passa ( al gusto)
  • Olio per friggere


rosquetes de pasas
Rosquetes, rosquillas, ciambelle...chiamateli come volete, ma sono deliziosi!


Preparazione: 

- Mescoliamo tutti gli ingredienti insieme, aggiungendo all'ultimo la farina setacciata.

- Ammassiamo un poco con le mani su di un tavolo o una superficie infarinata, fino a fare una palletta con la massa. Non deve essere molto appiccicosa, ma sarà comunque abbastanza molliccia. Copriamo il tutto e lasciamo riposare un po'.

- Ci ungiamo le mani con dell'olio affinchè la massa non si appiccichi alle nostre mani e facciamo delle pallettine più o meno omogenee. Mettiamo una pallina sopra l'altra e mettiamo il dito sopra per fare un buco e quindi unire entrambe le ciambelle. Così avremo una ciambella "doppia".




- Friggere in abbondante olio bollente. Ti consiglio di usare una padella per friggere che sia abbastanza profonda, e di aggiungere poco a poco i rosquetes, in questo modo vedrai che non appena immersi andranno a fondo e poi galleggeranno, li rigiriamo e poi quando vediamo che son belli dorati, li togliamo dall'olio e li spolveriamo con zucchero a velo. Si fanno molto rapidamente!

Interior del rosquete
Gnammete! Dentro le ciambelle sembrano delle torte!

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jueves, 30 de octubre de 2014

Il Pumpkin Pie Spice

L'autunno porta con sé una stupenda galleria di colori, di tonalità, di profumi e di sapori. Noi al Bowl siamo davvero appassionati dell'autunno, la riteniamo una stagione per artisti, per animi sensibili e per grandi mangiatone! Oggi vogliamo condividere con voi un ingrediente molto speciale, legato a uno dei sapori più meravigliosi dell'autunno: la zucca




Per meglio poter assaporare la nostra cara ed amata zucca, in America si sono inventati un insieme di spezie volte a potenziare il sapore della stessa, e hanno chiamato il mix "Pumpkin Pie Spice". Si tratta di sapori molto intensi presi singolarmente, ma che insieme danno vita a un gusto molto gradevole e per nulla sbilanciato. Si usa il chiodo di garofano, il peperoncino Giamaica "Allspice", cannella, zenzero e noce moscata. Il pumpkin spice viene usato anche da una nota catena di caffetterie per il loro "Pumpkin Pie spice Latte", un cappuccino assai speziato. Nonostante il nome, non contiene affatto zucca, e questo ha dato luogo in passato a lamentele da parte dei clienti della catena di "fast coffee". In ogni caso, il mix è delizioso con un buon cappuccino ben fatto!

Va detto che in realtà il peperoncino Giamaica "Allspice" che si trova in giro non è peperoncino vero e proprio (il peperoncino Giamaicano è della famiglia del mirto), e il suo sapore può ricordare un mix di varie spezie, come la noce moscata, lo zenzero e la cannella.

Il Pumpkin Pie Spice viene usato per molti dolci a base di zucca, e anche per molte bevande. Un prodotto insomma assai versatile, vediamo come prepararlo!





Ingredienti:

1 cucchiaio di chiodo di garofano in polvere
1 cucchiaio di peperoncino Giamaica "Allspice" in polvere (sminuzzatelo bene)
3 cucchiai di cannella in polvere
2 cucchiai di zenzero
2 cucchiai di noce moscata

Procedimento:

Pronti? Mescolate tutti gli ingredienti fino ad avere un mix abbastanza omogeneo. Una volta mescolato, sentirete il profumo magico delle spezie sapientemente mescolate: potrete metterlo in un barattolino e tenerlo pronto per l'utilizzo. Vi avvertiamo, questa spezia può creare davvero dipendenza, andateci piano! Usate il Pumpkin Pie Spice per le vostre torte zuccose autunnali o per le vostre bevande e frappè. Non c'è maniera migliore per godersi l'autunno e il cambio delle foglie che non sia deliziarsi con i sapori di questa magnifica (e sottovalutata) stagione!



Un saluto!

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miércoles, 17 de septiembre de 2014

L'affogato al caffè

Il gelato è un dessert che ha riscosso da sempre un grande successo, ed è ormai consumato durante tutto l'anno. Sono passati i tempi in cui si doveva aspettare la calda estate per assaggiare il rinfrescante dolce! Per questo motivo, oggi vogliamo parlarvi di una ricetta facilissima da preparare, in tre comodi passi. Si tratta in sostanza della scusa che gli italiani hanno architettato per continuare a mangiarsi un buon gelato anche a Natale: si chiama "Affogato", e già dal nome si capisce di che cosa stiamo parlando, di mescolare due delle più deliziose invenzioni culinarie della storia: il gelato ed il caffè. Attraverso questo mix di sapori, il vostro gelato si scioglierà leggermente, diventerà cremoso, in parte freddo e in parti caldo, un fantastico contrasto che vi farà tornare bambini.




E' questa una invenzione semplice, elementare, quasi ovvia. Ma come tutte le cose semplici, incredibilmente geniale. Il sapore è raffinatissimo, elegante, aromatico, se possibile il caffè liquido aumenta ancora di più il delizioso gusto del gelato. Sapete come funziona il contrasto dolce-amaro? Ebbene, il caffè amaro potenzia ancora di più la dolcezza del gelato! Chi lo ha inventato non ci è dato saperlo, però sappiamo che questo tipo di ibrido gelato-caffè riscuote sempre più consensi, e probabilmente tra qualche anno la moda si sarà espansa in tutto il mondo occidentale, come succede per le nuove leccornie che da regionali diventano in breve tempo globali.

In particolare colpisce il fatto che nell'iniziativa dedicata al gelato, il Gelato World Tour, organizzato in occasione della fiera Sigep (Salone Internazionale di Gelateria, Pasticceria e Panificazione) svoltasi a Rimini tra il 5 e il 7 settembre 2014, in associazione con l'Università del Gelato Carpigiani, sia stato eletto come miglior gelato del mondo proprio un affogato! Il gusto in questione si chiama "Mandorla Affogato", ed è stato elaborato dai fratelli John e Sam Crowl, australiani. Maggiori dettagli sugli ingredienti? Tenetevi forte! Vaniglia del Madagascar variegato con mandorle tostate e caramellate al caffè del Kenya con salsa di caramello salato...


L'affogato al caffè è fresco fresco di trionfo al mondiale del gelato!

Noi qui vi offriamo una versione un po' più facile ed accessibile, ma siamo sicuri che vi piacerà lo stesso, per lo meno noi andiamo pazzi per questa bevanda...per questo gelato...ehm...per questa meraviglia! :)
In tre semplici passi:



Ingredienti:

- Gelato dal sapore morbido, come vaniglia, stracciatella, fiordilatte o mandorla.
- Caffè espresso o caffè moka
- crema al whiskey Bayleis o equivalente
- Al posto del caffè, si può usare anche cioccolata calda o anche del masala chai thè.

Preparazione: 

- Preparate un buon caffè, una discreta quantità. Potrete usare la vostra Moka, il gusto del caffè è essenziale, deve essere buono buono, sennò l'affogato vi uscirà annacquato. Qui parliamo ad esempio di come fare un buon caffè con la Moka! Importante è non zuccherare il vostro caffè!

- Prendete un gelato, possibilmente alla vaniglia, alla mandorla, al fiordilatte o alla stracciatella. Evitare i sapori forti come la frutta o il cioccolato: è un piatto italiano, e i piatti italiani ammettono solo una primadonna, e la primadonna nell'affogato è il caffè. In alternativa, si può usare anche cioccolato liquido o persino del thè.




- Prendete una coppetta o anche solo un bicchiere, mettete prima il gelato (essenziale che vada per primo il gelato, se volete che sia davvero cremoso! Se mettete per ultimo il gelato, questo galleggerà...), poi aggungete un po' di crema al whiskey irlandese Bayleis (o qualunque altro liquore o meglio crema di liquore) ed infine il caffè appena tolto dal fuoco, versatelo nel bicchierino ed...ecco a voi! La magia! Vedrete come il caffè e il gelato si uniranno in un matrimonio di sapori creato nel paradiso del cibo! Una crema calda, un caffè bollente e un gelato freddo tutto in uno! Che potreste chiedere di più?




Speriamo che la ricetta vi sia piaciuta, buona settimana!

ToM

martes, 15 de julio de 2014

Strudel con un tocco del Sud



Oggi vi portiamo un dolce tipico dell'Europa centrale, molto popolare in Germania, in Austria, in Svizzera e in Italia: lo Strudel, che in tedesco significa "vortice", dalla tipica forma che assume questa leccornia una volta pronta. Esistono tantissime versioni di questo piatto, ma forse la più famosa è quella fatta con le mele, noto anche come "apfelstrudel", ottenuto usando le meravigliose mele tipiche di entrambi i lati dell'arco alpino orientale, tra cui spiccano le mele Golden Delicious, proprio così, quelle che anche nel nostro Alto Adige-Südtirol produce la celeberrima Marlene.

Questo dolce ha origini remotissime nel tempo e nello spazio, dato che proviene dall'Impero Bizantino, cioè nell'Europa sud orientale, regioni in cui peraltro ancora oggi si produce un parente più o meno prossimo dello strudel, cioè le famosissime baklava, realizzate con pasta filo. A quei tempi, i turchi erano i padroni induscussi dell'Europa orientale, e una volta conquistata anche l'Ungheria, importarono i loro deliziosi dolci. Ancora oggi, infatti, in Ungheria si può godere di un altro parente prossimo dello strudel, un dolce noto come Rétes. In seguito, il dolce si spostò più verso occidente attraverso la sua diffusione nell'impero di Austria-Ungheria. Ma non fu fino al XIX secolo che non si iniziò a chiamare Strudel. In Italia è un dolce tipico delle zone che un tempo erano sotto il dominio dell'Impero Asburgico, ma soprattutto nelle zone del Trentino-Alto Adige. Per la precisione, attorno a Trento lo Strudel è stato in qualche misura "italianizzato" usando la pasta frolla, mentre nelle zone in cui è più diffuso il Tedesco è più tipica la versione originale. E così, di regione in regione, si è sempre adattato benissimo ai gusti locali, e vi assicuriamo che ognuna delle distinte versioni è buonissima, da leccarsi i baffi!

Non contenti di questo lungo tragitto, abbiamo voluto portare lo strudel un po' più a sud, dandogli il nostro personalissimo tocco. Abbiamo deciso di usare del vino dolce Marsala (una meraviglia tipica della Sicilia) e sostituendo i classici uva passa e cannella con qualcosa di ben più estivo come la papaya e l'ananas. Perdonateci, cultori dello strudel classico! ;)

Ingredienti:

Per la massa:
  • 200 g. di farina (io ho messo metà normale e metà integrale)
  • 3 cucchiaiate di olio d'oliva
  • 1/2 cucchiaio di sale
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • 1 bicchiere d'acqua
Per il ripieno:
  • 3 mele tipo Golden Delicious
  • 3 cucchiai di frutta secca al gusto (nel mio caso, ho scelto papaya e ananas)
  • 1 bicchiere di vino Marsala
  • 100 g. di zucchero
  • 75 g. di noci pelate
  • 50 g. di pangrattato
  • 1 uovo per dipingere la superficie del dolce

Preparazione:

1-  Iniziamo mettendo la futta secca dentro a un bicchiere con Marsala, eventualmente potrete usare anche un altro tipo di vino dolce tipo Brandy, ma sappiamo che il Marsala sa dare un tocco unico e inconfondibile.


Per la massa, mescoliamo la farina con l'olio, il sale e un cucchiaio di zucchero e dell'acqua temperata. Useremo tanta acqua quanta ne basta per poter ottenere una massa che non si attaccherà alle nostre mani, e cioè circa un bicchiere. Lavoriamo per bene la massa del nostro strudel e la estendiamo con l'aiuto di un mattarello finchè non sarà il più possibile fina e la sdraieremo in un panno da cucina abbastanza grande, in precedenza infarinato per evitare che la massa si appiccichi, e continuiamo a stirarla sempre di più. Il panno ci aiuterà a ripiegare la massa quando avremo messo il nostro ripieno.


 


2- In una padella, con mezzo cucchiaino di olio, friggeremo un po' il pangrattato, mescolandolo con lo zucchero, e ottenendo così una specie di sabbia. Spolveriamo la metà di questa sabbia al centro della nostra massa.



3- Peliamo e tagliamo le mele in lamine piuttosto fini, e asciughiamo un attimo la frutta secca che avevamo lasciato nel vino Marsala, e tagliamo le noci. Mettiamo il tutto sopra la nostra massa e concludiamo mettendo sopra il resto del pane e dello zucchero. Avvolgiamo la massa su se stessa con l'aiuto del panno da cucina e chiudiamo bene le estremità affinchè non fuoriesca il ripieno. Dipingiamo con l'uovo sbattuto la superficie del nostro dolce e lo cuociamo in un forno preriscaldato ad una temperatura di 175ºC per circa 45 minuti e...ecco fatto!



E' ideale consumarlo tiepido ed accompagnato con una pallina di gelato alla vaniglia...gnam gnam!

Con le quantità sopra indicate abbiamo fatto due strudel piccoli.


Un salutone!

AnGie